Smartwatch per bambini? Un disastro per privacy e sicurezza

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Molti smartwatch per bambini sono un colabrodo dal punto di vista della sicurezza e della privacy. Inefficienti, inaffidabili, privi di elementari protezioni, irrispettosi dei dati degli utenti e per di più pure a rischio di essere facilmente violati da un attaccante. È la demoralizzante fotografia scattata dal rapporto di una organizzazione no-profit norvegese per i diritti dei consumatori, il Norwegian Consumer Council, da tempo in prima fila nell’analizzare le falle informatiche e legali dei dispositivi connessi, come avevamo raccontato nel caso della bambola interattiva Cayla.

Gli ultimi a entrare nel mirino del gruppo sono stati dunque gli smartwatch per bambini, ovvero quegli orologi da polso che funzionano anche come un telefono semplificato – permettendo di ricevere o fare chiamate a numeri specifici – e da geolocalizzatore. Dotati di scheda SIM e Gps, permettono di fare (o ricevere) telefonate solo ai genitori, che a loro volta, attraverso una app combinata sul proprio smartphone, possono tracciare in tempo reale i movimenti dei bambini. In alcuni casi, possono anche attivare l’audio e ascoltare quanto accade intorno allo smartwatch. O addirittura, in alcuni dispositivi con fotocamera, scattare fotografie. I modelli sono diversi, veicolati da un mercato ancora di nicchia, ma in crescita – secondo la società di ricerca Gartner nel 2021 questi apparecchi, nella versione per bambini, conquisteranno il 30 per cento del segmento smartwatch.

Soprattutto, è un settore caotico e privo di controlli. Dove molti dispositivi sono realizzati in Cina, importati in Europa da diverse aziende e venduti soprattutto su siti specializzati, con nomi diversi nei vari Paesi, anche se spesso il prodotto di base è lo stesso. Apparecchi che trasmettono le informazioni raccolte a server ed aziende che stanno fuori dall’Europa, senza rispettare le norme sulla privacy. Le informazioni sulla geolocalizzazione, specie se raccolte in modo continuo e abbinate ad altri identificativi, sono infatti considerati dati personali e come tali godono di particolare protezione in Europa.
Fonte: La Stampa – Leggi l’articolo integrale a cura di Carola Frediani

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