Licenziamento per giusta causa se si rubano dati aziendali

Sottrarre dati sensibili alla propria azienda può rappresentare una giusta causa di licenziamento. vediamo nello specifico quando e come può scattare.
Come da definizione, il licenziamento per giusta causa scatta quando avviene qualcosa di grave o il lavoratore assume un comportamento tale da non permettere la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto lavorativo. Nel caso in cui si verifichino condizioni particolari per cui è impossibile portare avanti il rapporto di lavoro, datore di lavoro può recedere dal contratto senza l’obbligo di dare il preavviso e senza alcun obbligo di versamento dell’indennità di mancato preavviso.
Come appena riportato, dunque, il licenziamento per giusta causa può scattare anche nel momento in cui un dipendente sottrae alla propria azienda dati aziendali sensibili e anche se non vengono divulgati. La mancata divulgazione degli stessi dati, dunque, non costituisce motivo per il quale un datore di lavoro può continuare a mantenere impiegato il suo dipendente perché con l’atto della sottrazione di dati interni ha comunque compromesso un rapporto lavorativo di fiducia.
La novità relativa al licenziamento per giusta causa nel caso di sottrazione di dati aziendali anche se non divulgati è stata sancita da una recente sentenza del 2017 della Corte di Cassazione, in osservanza del nuovo regolamento europeo sulla privacy. La sentenza riguardava il licenziamento per giusta causa di un lavoratore che aveva sottratto dati aziendali, copiandoli nella propria penna Usb, senza però divulgarli.
Nel regolamento europeo di protezione della privacy compaiono i termini ‘Titolare del trattamento’ e ‘Responsabile del trattamento’, diversamente dalle precedenti versioni italiane del Regolamento che riportavano i termini ‘responsabile del trattamento’ (data controller) e ‘incaricato del trattamento’ (data processor), proprio per tutela dei dati personali preoccupato di non veder sottoposti gli operatori del nostro Paese ad un inutile sforzo adattativo e interpretativo.
L´iniziativa del Garante ha trovato anche il sostegno dei giuristi-linguisti di lingua italiana presso il Consiglio e il Parlamento Ue.
Fonte: Marianna Quatraro Businessonline


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