Libra, la nuova criptovaluta di Facebook: svolta epocale?

Punti di forza e criticità della moneta virtuale lanciata da Zuckerberg.

Libra

Indubbiamente in questo momento storico stiamo vivendo una fase molto delicata, poiché si sta cercando di ottenere il massimo dalle nuove tecnologie sfruttandone gli innumerevoli vantaggi, ma si dimentica l’altra faccia della medaglia poiché non è sempre oro tutto quello che luccica. Quindi ampi spazi all’intelligenza artificiale, alla robotica, alla RPA, alle tecnologie di registro e quindi alla blockchain e naturalmente alle criptovalute. Ovviamente il padre di Facebook non poteva lasciarsi sfuggire questa occasione, anzi mi meraviglio che non l’abbia fatto prima ed ha lanciato la sua moneta virtuale “Libra” con cui sarà possibile non solo pagare e scambiare denaro sui social network di proprietà, ma in tutto il web. In realtà l’obiettivo finale sarebbe quello di rendere Libra una valuta internazionale.

Probabilmente Zuckerberg ha deciso di lanciare questa moneta virtuale anche per sfruttare il momento difficile che coinvolgerà i big dell’e-commerce quando a breve, per settembre, si dovranno adeguare alle nuove regole europee sui pagamenti elettronici (Direttiva UE n. 2015/2366 sui servizi di pagamento PSD2). Saranno difatti richiesti ulteriori requisiti di sicurezza per i pagamenti oltre i 30 euro (Strong Customer Authentication) per ridurre le frodi e questo comporterà ovviamente importanti cambiamenti in merito a tecniche e processi. Ad esempio potrà essere richiesto al consumatore un ulteriore approvazione dell’acquisto effettuato inserendo un codice inviato dalla Banca o un’impronta digitale. Naturalmente introdurre una moneta virtuale, libera da tradizionali circuiti di controllo come quelli bancari, in tale complesso quadro regolatorio potrebbe essere una garanzia di successo, specialmente per una piattaforma social come Facebook già molto affermata in rete, ma che necessariamente vuole realizzare quell’ulteriore passo in avanti in termini di innovazione e qualità.

Vantaggi delle criptovalute

Ma ovviamente con Libra Zuckerberg intende anche sfruttare i vantaggi delle criptovalute. Come è noto tutto nasce con l’avvento del Bitcoin, moneta elettronica creata nel 2009 da un anonimo conosciuto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, allo scopo ufficiale di alleggerire le transazioni finanziarie e commerciali dai pesi, dai balzelli e dai rischi che promanano dalle società d’intermediazione commerciale, ma nella realtà con il fine di consentire operazioni di acquisto/vendita in maniera veloce, poco costosa e soprattutto anonima. Il controvalore totale dell’economia Bitcoin è calcolato oggi in 80 milioni di unità in circolazione, raggiungendo il controvalore di più di 23 miliardi di dollari.

La rete di una moneta virtuale non utilizza un ente centrale, ma un database distribuito tra i nodi della rete, e sfrutta la crittografia per gestire gli aspetti funzionali consentendo il possesso e il trasferimento anonimo delle monete. Del trasferimento di criptomoneta non rimane alcuna traccia, proprio perché il sistema non è dotato di un server centrale, ma si limita a memorizzare una lista di tutti i trasferimenti la cui consultazione, però, è consentita ai soli partecipanti al network. Ciò rende impossibile per qualunque autorità, governativa o meno, di bloccare la rete, sequestrare criptomonete ai legittimi possessori o di svalutarla creando nuova moneta.

 
Moneta virtuale: criticità

Ne consegue, però, che la moneta virtuale è divenuta la moneta principe nelle transazioni illecite online (attraverso il dark web), complemento perfetto di un assetto in grado di garantire l’anonimato più assoluto al criminale. Addirittura uno dei servizi molto popolare nell’ecosistema criminale sono i servizi di riciclaggio dei proventi delle attività illegali mediante monete virtuali. Le monete virtuali come i Bitcoin, per le caratteristiche che abbiamo visto, sono uno strumento privilegiato per gruppi di criminali che intendono riciclare denaro. Sebbene tale attività può essere gestita depositando e prelevando moneta virtuale in uno dei numerosi servizi di cambio online (exchanger), tipicamente le organizzazioni criminali preferiscono rivolgersi a servizi specializzati nell’underground che operano riciclando denaro attraverso molteplici canali e metodi, incluse carte di pagamento virtuali e reti di account presso servizi di exchanger che convertono moneta virtuale. Particolarmente interessanti sono servizi di riciclaggio offerti da alcuni operatori attraverso la rete TOR, servizi in genere denominati ‘tumblers’ o ‘mixers’. I tumblers («Bicchieri») sono servizi che operano prevalentemente attraverso la rete TOR e che consentono agli utenti di trasferire i propri fondi virtuali (e.g. Bitcoin) in un pool di fondi che poi rientrano attraverso account leciti una volta ripuliti. Le organizzazioni dietro questa attività trattengono per se una piccola commissione.

Il Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali Antonello Soro in un’intervista rilasciata a “Il Mattino” il 20 giugno 2019 rivela altre preoccupazioni in quanto secondo il Presidente “l’idea di coniare criptovalute e allestire servizi bancari digitali non è solo la traslazione della logica della disintermediazione dal mondo valutario, né una banale questione di evoluzione tecnologica. Siamo in presenza di una questione di potere gigantesca che mette in gioco temi dall’impatto politico e sociale devastante. Il pericolo è chiaro: siamo di fronte a un processo che può portare a un sistema finanziario globale, parallelo, competitivo e tendenzialmente prevalente rispetto a quello regolato dalle autorità internazionali. Per le grandi piattaforme tecnologiche americane – ma non per quelle cinesi che godevano già di un enorme potere – è la chiusura del cerchio: il potere di battere moneta, simbolico di uno Stato sovrano, consegna ai colossi del web poteri illimitati“.

Tale preoccupazione unita al fatto che chi possiede la piattaforma nella quale si svolgono gli scambi monetari, è lo stesso soggetto che possiede le informazioni di miliardi di persone può trasformarsi in un autentico attentato alla democrazia, poiché ci si potrebbe trovare di fronte ad autentiche forme di discriminazione senza che vengano garantiti ai cittadini le più elementari forme di tutela.

Uno scenario forse un po’ troppo apocalittico, ma purtroppo è realistico poiché un personaggio come Zuckerberg, che di piattaforme on line se ne intende, se ha deciso di lanciare una criptovaluta, evidentemente avrà un suo piano, che non credo sia molto lontano da quanto affermato dal Presidente dell’Autorità Garante.

Ma questa volta anche il creatore di Facebook forse non ha considerato gli effetti collaterali di un’innovazione così importante.

Non bisogna dimenticare che le nuove tecnologie hanno spesso effetti dirompenti, imponendo cambiamenti radicali nello stile di vita, nell’economia e nel comportamento sociale delle persone, per cui la discussione sui benefici e sui pericoli delle nuove tecnologie è sempre molto accesa. La tecnologia solitamente viene definita neutrale, ma è l’uomo che decide se usarla per scopi buoni o cattivi.

Esiste, quindi, un problema di educazione sociale e consapevolezza sociale, che non serve solo ad indirizzare il comportamento umano nella direzione corretta, ma anche a mantenere alta l’attenzione sui pericoli che non sono intrinseci ad una tecnologia in sé ma che possono derivare dai suoi utilizzi impropri o effetti inattesi.

Zuckerberg è davvero sicuro che la sua Libra verrà utilizzata in modo corretto? L’uomo è pronto per utilizzare questi nuovi strumenti? Bè, per quello che si sta vedendo oggi sull’uso della criptomoneta sembra proprio di no.

Fonte:  Michele Iaselli – Altalex

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