Hacker: puntano alle fabbrichette

Il fenomeno degli attacchi hacker assume sempre più i contorni di un’emergenza. L’Italia è il settimo Paese al mondo e il secondo in Europa più colpito dai ransomware, i virus che sequestrano i dati di un utente internet in cambio di un riscatto. E l’area del Milanese,stando alle stime del Politecnico, è quella più colpita, prima in Italia per violazioni. I soldi chiesti in media per riavere i dati presi in ostaggio sono raddoppiati negli ultimi anni, fino alla cifra record di mille dollari. E le più esposte sono le reti pubbliche, come quelle degli ospedali, e le banche dati di “fabbrichette” e professionisti. Miliardi in fumo per le aziende. Dati difficili da quantificare perché molti non denunciano. Ma è chiaro che ormai, come evidenzia Roberto Baldoni, direttore del laboratorio nazionale di cybersecurity del Cini (Consorzio interuniversitario nazionale per l’informatica), la sicurezza informatica deve essere «dappertutto». «Solo in Europa, nel 2016, si sono verificati piu` di 4mila attacchi informatici al giorno e anche in Italia il fenomeno ha fatto registrare conseguenze sempre piu` pesanti a danno delle imprese. Basti pensare che sono necessari circa 50 giorni per rimediare a eventuali violazioni cyber», spiega Alessandro Spada, vicepresidente vicario di Assolombarda. E nessuno è immune.

Circa l’’80% delle aziende europee dichiara di aver subìto un attacco informatico e lo sviluppo delle tecnologie dell’industria 4.0, che rende più connessi i macchinari alla rete, allo stesso tempo li espone a maggiori rischi. Per questo l’associazione degli industriali ha ospitato la prima tappa di un ciclo di incontri dedicati proprio alle aziende che vogliano capirci di più. «Occorre implementare una strategia diffusa a tutte le funzioni aziendali, oltre a promuovere interventi strutturali a livello europeo per lo sviluppo e l’implementazione di soluzioni di sicurezza delle reti, delle infrastrutture e dei propri smart products – spiega Spada -. Infine per incoraggiare l’adozione di sistemi di sicurezza anche da parte delle realtà aziendali più piccole, é necessario promuovere la realizzazione di piattaforme aperte, gestite da terzi, che rendano accessibili alle pmi gli strumenti di difesa».

Secondo i dati dell’Osservatorio security del Politecnico di Milano, il mercato delle soluzioni di sicurezza informatica vale 972 milioni di euro, con una spesa concentrata tra le grandi imprese (74% del totale). La quasi totalità delle aziende italiane (il 97%) mette a disposizione dei propri dipendenti device mobili, tra notebook, smartphone e tablet e mobile business app, con rischi non solo per il possibile furto o smarrimento dei dispositivi, ma anche per i possibili attacchi. Per questo Assolombarda ha promosso un piccolo manuale per verificare il grado di sicurezza delle misure della propria azienda. Come spiega Alvise Biffi, coordinatore dell’Advisory Board Cyber Security di Assolombarda, «consente di ottenere un quadro sul livello di rischio della propria azienda».
Fonte: Luca Zorloni – Il Giorno

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