Digital warfare. Gli 007 italiani ai giovani: “Ecco i pericoli della Rete”

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Digital warfare: al via la campagna di informazione per difendersi dalle minacce. Dovremo abituarci a un futuro sempre più minaccioso. La minaccia più pericolosa si chiama «digital warfare», guerra digitale. E come in una vera guerra, occorre la mobilitazione di tutto il Paese. Perciò il vertice dei nostri servizi segreti, il Dipartimento informazioni e sicurezza, nel celebrare i suoi primi dieci anni di vita con un’inedita cerimonia all’Auditorium di Roma, presenti Sergio Mattarella e Paolo Gentiloni, ha lanciato una iniziativa del tutto nuova: una campagna di alfabetizzazione digitale, affinché i giovani (ma presto anche gli imprenditori) scoprano i rischi del web. Per l’occasione, fatto davvero insolito per i Servizi segreti, come testimonial viene mobilitato persino Fiorello che ha prestato il suo volto per un giorno.
Nei prossimi giorni nelle scuole e sulle televisioni parte dunque la campagna «Be aware. Be digital». Ovvero: siate digitali, ma siate avvertiti. Si comincia con uno spot. Il cuore della campagna sarà però un videogioco che vuole essere un divertimento e allo stesso tempo un training per gli studenti. Un classico videogame a livelli successivi. Ogni volta che si evita un pericolo – su tutti: il furto di password, che squaderna i nostri segreti – si guadagnano punti e si va avanti.
«Il web, i social, i sistemi di comunicazione relazionale – dice il capo dei nostri 007, il prefetto Alessandro Pansa – portano con sé un numero consistente di insidie. E la mancanza di regole e controlli, peraltro ben difficili anche da concepire, lo rendono un mondo ad alto rischio per chi non è ben attrezzato alla navigazione e non è ben consapevole di cosa stia accadendo». In conclusione, «consapevolezza è oggi la parola chiave per la sicurezza, perché più consapevolezza vuol dire più libertà».
Che cosa si intenda per «digital warfare», lo spiega il professore Mario Rasetti, fisico teorico, presidente della fondazione torinese Istituto per l’Interscambio Scientifico: «È un modo diverso di fare le guerre. Il cosiddetto “accesso pandemico” alle Reti ci lascia enormemente vulnerabili».
Non c’è solo il terrorismo a minacciarci, insomma. È esplicito Paolo Gentiloni: «Dobbiamo rivendicare, come Italia, di avere portato il problema della cyber-security all’attenzione del G7 a Taormina. Abbiamo lanciato un messaggio forte e chiaro sulla necessità di cooperazione tra gli Stati industrializzati e i giganti del web perchè non è accettabile che la rimozione dai social di messaggi terroristici avvenga con tempi inadeguati alle potenzialità di quelle piattaforme».
La campagna pubblica sulla cyber-security sarà una novità assoluta, non essendo gli 007 amanti della ribalta. Ma tant’è. Ritengono indispensabile coinvolgere gli italiani, cominciando dalle giovani generazioni, e senza tralasciare le piccole imprese che sono a digiuno di sicurezza informatica, perchè altrimenti la prossima guerra è già perduta.
E fin qui è la parte pubblica di questa guerra. C’è poi quella occulta, che comincia con la sala operativa dei servizi segreti dedicata a rintuzzare gli attacchi informatici, una futura fondazione di studio, il monitoraggio delle «fake news» e della disinformazione. Ma questa, appunto, è la guerra segreta delle cyber-spie.
Fonte:  Francesco Grignetti – La Stamoa

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