Covid 19 ed eredità digitale: se muoio, che fine fanno conti, account e segreti?

In queste settimane tutti sfruttiamo più a fondo le opportunità delle tecnologie digitali. Un’accelerazione inimmaginabile nella digitalizzazione del paese, che avviene peraltro – eccettuato il tema chiave della privacy – nella severa carenza di educazione digitale da parte dello Stato. Ci muoviamo nel bosco del web come cuccioli di primavera, ebbri delle opportunità, dimentichi dei rischi.

Con l’epidemia Covid-19 oggi tutto sta riposto nelle memorie connesse agli smartphone e ai PC che ci circondano. Ancora più di prima, e per molti più di prima. Se ci rifletto, potrei dire che sui vari device, online e sui back up:
● ci sta tutto ciò che riguarda il mio lavoro da almeno 30 anni
● ci sta tutto ciò che riguarda la vita di famiglia da 20 anni e più, e
● tutto ciò che riguarda le mie spese, i miei risparmi, e i miei segreti, da 10 anni almeno.

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Tutto ma proprio tutto, sta lì, sempre meno fisico e a portata di mano, sempre meno sotto il mio diretto controllo. Persino gli archivi cartacei che ancora tengo sono in realtà brutte copie di archivi digitali tenuti da qualche altra parte (e gestiti da altri, seppure i dati sono miei non sono a casa mia, i dati non restano a casa).

Consideriamo anche che avevo un solo conto in banca 10 anni fa, ora ne ho 3, solo perché è più facile. Ora ho 6 sistemi di pagamento, non ne avevo nessuno 2 anni fa. Quindi la quantità di account che mi riguardano è cresciuta di molte volte, e crescerà di molte volte nel prossimo decennio; il mio patrimonio digitale è fatto di un numero di pezzi sempre più ampio, sempre meno facile da tenere sotto controllo, sempre più a rischio di essere perso e disperso.

I miei asset digitali possono grosso modo essere suddivisi in:
● elementi di interesse economico (conti bancari, criptovalute, collezioni digitali di valore, opere d’ingegno) che saranno gestiti e con diritto dagli eredi testamentari o legittimi;
● elementi / contenuti di interesse affettivo, culturale o pratico, che possono essere gestiti dagli eredi o da altri, secondo le nostre libere volontà. Sono inclusi qui gli account social (ma non quelli di gran valore degli influencer) e gli archivi online;
● elementi / contenuti che vorrei mantenere segreti, per varie ragioni;
● una grande quantità, a me anche in parte ignota, di account e dati sparsi online “a mia insaputa” e/o dimenticati. Questi sono a tutti gli effetti degli asset negativi.

Attenzione; osservo anche che il mio account e-mail principale contiene, di fatto, il 99% delle informazioni necessarie per ricostruire l’elenco, l’inventario, di tutti questi elementi. Sulla mia e-mail principale (pure io che pulisco con perseveranza e ossessione tutto ciò che non serve) ho circa 50mila mail prodotte in 5 anni, e ho registrato le mie credenziali su circa 400 account e servizi, seppure compro poco online e viaggio con tre compagnie aree, o così credevo…

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E se ieri fossi morto? E se l’altro ieri fossi stato in ospedale, privo di connessione internet? Quante difficoltà, fastidi, e pure qualche imbarazzo, avrei lasciato ai miei cari?

Con l’epidemia la probabilità che questo ci succeda è aumentata e la nostra percezione di questa possibilità, la nostra stessa disponibilità a pensarci sono aumentate di molto. E quindi parliamone. Vediamo cosa possiamo (non possiamo non) fare adesso per gestire i nostri asset digitali per non trovarci e non far trovare nessuno dei nostri cari in imbarazzo o in difficoltà.

In linea generale, teniamo conto che la legge protegge gli eredi patrimoniali, ma non necessariamente le nostre volontà e tantomeno i nostri segreti. Quindi cerchiamo in generale di:
a. essere ordinati, in modo da non perdere le cose;
b. manutenere l’elenco dei nostri asset digitali, lasciare chiare volontà sulla loro gestione;
c. stare leggeri, eliminando gli asset negativi: se l’elenco è breve, sarà facile farlo, aggiornarlo, lasciare le nostre volontà. Altrimenti lasceremo appunto imbarazzo, fastidio, difficoltà.

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In pratica, questo significa:
1. Fare un elenco delle caselle e-mail. Solo se vogliamo davvero dare le chiavi di tutto a qualcuno consegniamo a questa persona la nostra password (e poi non scordiamo di comunicarne ogni periodica variazione). Dicono gli esperti: la/il partner non sono di solito delle buone scelte, meglio, se disponibili, dei discendenti o amici fidati.
2. Fare un elenco dei dispositivi elettronici e degli strumenti di backup. Non consegniamo password se non siamo sicuri che vogliamo dare accesso agli stessi e a tutti i loro contenuti.
3. Elencare gli asset di valore economico (polizze vita, conti in banca o online, ecc) per i quali c’è il rischio concreto di disperdere il patrimonio. Trova un modo per non perdere le criptovalute: senza la password un tuo erede non le possiederà, ma se gliela passi subito gli passi tutto, e non scriverla in un testamento, ché diventa pubblico!
4. Predisporre un mandato post-mortem exequendum, con l’aiuto di uno specialista o avvalendosi di strumenti online oggi disponibili, per dare validità legale alle tue volontà sugli asset di valore affettivo o pratico. Il mandato può – ma non deve necessariamente – essere allegato a un testamento.

Questi temi fanno parte di una serie di diritti appena emergenti, di cui il legislatore italiano si è già occupato, con grande solerzia. Con l’applicazione del GDPR in ambito italiano, l’art. 2 terdecies del decreto 101 del 10/10/18 ha infatti dato chiare disposizioni per il trasferimento mortis causa del patrimonio digitale di un individuo. Dal punto di vista legale, nel nostro paese, è tutto abbastanza chiaro.

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In questi lunghi giorni a casa dovremmo allora pensarci, e approfittarne per “fare le pulizie digitali di Pasqua”, eliminando tutto ciò che non ci è indispensabile e assicurandosi di non perdere ciò che è importante. Ma quanto abbiamo sul cloud, quante tracce abbiamo lasciato nel bosco del web? Perché ci stupiamo quanto facilmente i cacciatori seguono le nostre orme e ci tormentano con offerte irresistibili perfettamente aderenti ai nostri desideri più inconsci, che neanche noi sapevamo di avere? Perché è importante pulire? Per due ragioni di fondo:
● per ricevere meno newsletter, consumare meno ambiente (internet non è eterea), sprecare meno tempo;
● per aumentare la nostra sicurezza. Ogni account cui consegniamo le nostre credenziali è una porta di accesso per malintenzionati privati e meno che semplicemente NON dovrebbe esistere. Cancellatelo, non lasciate troppe briciole nel bosco del web. Portano più malattie di quanto crediate.

Per approfondire:
● Contenere il digitale, aumentare l’umano
● Call e attività via web: anche la privacy va in quarantena
● Il piano Ue per diventare una potenza digitale in concorrenza con Usa e Cina

* Fondatore della Associazione Sloweb e delle piattaforme eMemory e eLegacy

Fonte: Il Sole24ore

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